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Resistere: così dice Latouche

Sabato, 28 Giugno 2008

Resistere: così dice Latouche Latouche  racconta che una resistente di nome Costance incise nella torre dove venne rinchiusa per 20 anni la parola: Resistere.

In pochi minuti la sala della Società Operaia che ospita l’evento
( R ) esistenza d’altura: dalla decrescita a Paralup, con Serge Latouche, Marco Revelli e Valeria Cottino, si riempie talmente tanto da rendere necessario bloccare l’ingresso.

Appena Simone Bobbio inizia la sua precisa e sapiente introduzione è chiaro a coloro che sono riusciti a guadagnarsi un posto, per quanto scomodo, di essere fortunati di poter ascoltare l’architetto Cottino esporre il progetto di recupero del villaggio Paralup che Revelli, citando suo padre, ricorda essere stato un villaggio che ha resistito alla prima guerra mondiale, ma che è stato vinto dal richiamo al benessere che la città prometteva dopo il secondo evento bellico.

La serenità con cui Latouche svela che il concetto di decrescita non è utopia, ma critica moderna alla modernità, viene definita da Revelli terapeutica perché prospetta una possibile risposta alla decrescita subita con una decrescita voluta, consapevole.

Il tempo scorre veloce, troppo. Nonostante l’ambiente sia  surriscaldato avremmo continuato ad ascoltare i nostri protagonisti senza problemi, ma  l’evento deve concludersi.

Applausi, soddisfazione e sorrisi.
Forse ha ragione Revelli ascoltare Latouche così come leggere un suo libro
dona serenità e speranza.

 
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