Nato a Modena, è da oltre trent’anni inviato speciale del Corriere della Sera e, recentemente, anche editorialista. Noto per le sue interviste ai principali esponenti della scena medio orientale: Arafat, Sharon, il leader libico Gheddafi, l’ex re di Giordania Hussein e l’attuale Abdullah, il presidente siriano Bashar el Assad e l’egiziano Mubarak.
All’inizio della sua carriera segue gli anni del terrorismo nero in Italia e poi il periodo delle Brigate Rosse. A fine anni ’70 inizia l’attività di inviato speciale all’ estero, soprattutto nei Paesi dell’Est. Dal 1982 è inviato in Medio Oriente per seguire le crisi politiche, come quella palestinese, e i grandi conflitti, come la guerra del golfo e del Kosovo. È rimasto particolarmente segnato dalla guerra in Libano, sulla quale ha scritto un libro dal titolo Sami, una storia libanese (Liberal Libri, 2001) che racconta la guerra attraverso la testimonianza del suo autista, che lo ha protetto e salvato da un possibile sequestro. Ferrari sottolinea come il giornalista deve sentire l’odore delle cose, deve vedere gli occhi della persona che intervista, perchè ‘gli intervistati, quando capiscono che tu non nascondi nulla, sono portati magari anche a raccontarti molto di più di quello che vorrebbero raccontare’.
Il suo libro più recente: Islam sì, Islam no. Le colpe dei musulmani e le nostre (Le Lettere, 2006).
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