Festival

di letteratura di montagna, viaggio, avventura

Vi racconto come nasce un festival

Lunedì, 21 Maggio 2007

Vi racconto come nasce un festival Nelle parole di Lorenzo Scandroglio, giornalista del quotidiano il Giornale, capo redattore del mensile Alp e ideatore del festival, il racconto di come è nato Lago Maggiore LetterAltura

Senza passione non nasce nulla. Ma la passione è un’attitudine, un entusiasmo verso le cose. E non è ancora una cosa, un contenuto. Dunque oltre alla passione ci voleva un’idea. Una grande passione e una buona idea. E due gambe per farla camminare.

Ecco. Quando nel 2004 tornai dal K2 con il reportage che commemorava le gesta degli italiani del 1954 e raccontava quelle del momento, andai all’Alpe Devero, in Val d’Ossola, dove ho casa e, su richiesta di alcuni amici, organizzai una lettura-proiezione pubblica dal titolo “LetterAltura – Un viaggio al K2 – parole, suoni, visioni”.

L’atmosfera fu piacevole e mi resi conto che quell’episodio poteva dare inizio a un laboratorio. Altri eventi di LetterAltura in luoghi come quello sarebbero stati perfetti. Che parlassero di quelle valli o di un altrove. In tutto il territorio che dal Lago Maggiore arriva fino alla bastionata del Rosa e, più a nord, al Monte Leone e al Passo del Gries, non esiste il turismo dei grandi numeri, non c’è lo ski-business. Chi viene sulle “Montagne del Lago Maggiore” - espressione con cui guardo a quella parte delle Alpi allargando l’orizzonte, come si potrebbe osservarlo dall’oblò di un aereo e non dal campanile di un paese – ci viene per camminare, per scalare, anche solo per riposare, e comunque per entrare in contatto con quelle montagne, non per attraversarle con indifferenza. L’esperimento fu replicato, con altri titoli e altre idee, all’Alpe Veglia e in pochi altri luoghi.

Lanciai così, per la prima volta in pubblico, l'idea articolata di un festival da tenersi a Verbania, alla Fiera del Libro di Gallarate, davanti a tanti appassionati e a tanti amici verbanesi e ossolani convenuti per l'occasione.

Tra di loro c’era Giovanni Margaroli, ossolano e ingegnere. Gli raccontai la folle idea e se ne innamorò. Da quel giorno eravamo in due. Pensammo a una serie di appuntamenti, in estate, a una festa della cultura come è quella di Mantova dove, a inizio settembre, si danno appuntamento scrittori, artisti e appassionati. Andammo a Mantova per capire come fossero riusciti a organizzare quel festival di grande successo. Pensammo a una specie di FestivalLetteratura della montagna da tenersi in un centro importante del territorio, con capacità ricettive, concentrato nello spazio e nel tempo, in pochi giorni, con tanti incontri, dal mattino alla sera. Con la letteratura, anzi la LetterAltura, al centro, e attorno tante altre cose: la musica, il teatro, il cinema, le mostre, ma anche l’arrampicata, l’azione, per legare più fortemente il tema della montagna alla sua esperienza concreta. Per allargare, per non restare sempre chiusi in quell’autoreferenzialità da conventicola claustrofobica che affligge spesso l’universo-montagna italiano. Ecco perché al fianco della montagna, il viaggio, l’avventura. Una sera raccontammo tutto ad altri amici e nacque l’Associazione LetterAltura. Fu subito un contagio e lo riscontrammo negli incontri pubblici dove gente comune, appassionati di letteratura, guide alpine, scalatori si ritrovarono nello stesso luogo con lo stesso sogno. Cominciarono tutti a lavorare sodo, volontariamente, e lo stanno facendo ancora. Intanto cominciò la tessitura diplomatica per dare carne all’idea, cioè un sostegno economico, gambe per camminare. Regione Piemonte, Provincia e Comune di Verbania, Camera di Commercio e tanti altri hanno deciso di darci gambe, scarpe e fiducia.

La scommessa ora sarà di riuscire a fare una festa – altrimenti che altro è un festival? – ma anche di non spettacolarizzare tutto. Di far sì che il pensiero e la parola continuino ad essere se stessi, continuino a contribuire a dare un senso, non necessariamente più alto, a quello che siamo e che facciamo.

Lo spirito vorremmo che fosse quello lieve, nel senso che Italo Calvino diede alla “levità” nelle sue “Lezioni Americane”: la freschezza del pensiero che vola, come fanno le effimere, sul pelo dell’acqua. L’acqua del Lago Maggiore.

Lorenzo Scandroglio
(responsabile programma)

 
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