Sabato, 30 Giugno 2007
Dalle 14:30 alle 16:00
Verbania, Il Chiostro
In caso di maltempo:
Il Chiostro (Auditorium)
Reinhold Messner, Sabina Rossa, Marco Cuaz, Giovanni Fasanella, Andrea Casalegno
Guido Rossa aveva scelto l'impegno civile, prendendo la distanza da un alpinismo qualunquista ed ambizioso, senza mai rinunciare all'amore per la montagna... Reinhold Messner, Sabina Rossa, Marco Cuaz, Giovanni Fasanella dialogano con Andrea Casalegno
“Per capire mio padre […] non si può prescindere dalla sua passione per la montagna”, scrive Sabina Rossa in Guido Rossa, mio padre, libro firmato insieme a Giovanni Fasanella.
Guido Rossa fu ucciso nel 1979: un operaio comunista “giustiziato” per aver denunciato un altro operaio che faceva propaganda per le Brigate Rosse. Un militante comunista come Rossa denunciava la propaganda per la rivoluzione armata mentre i compagni di partito e di sindacato gli voltarono le spalle quando si trattò di testimoniare.
Rossa aveva scelto l’impegno civile alcuni anni prima con queste parole
“L’indifferenza, il qualunquismo e l’ambizione - si legge in una lettera a Bastrenta del 1970 - che dominano nell’ambiente alpinistico in genere […] sono tra le squallide cose che mi lasciano scendere senza rimpianto la famosa ‘lizza’ della mia stagione alpina”. In verità Rossa non smise mai di andare in montagna ma pagò con la vita l’impegno civile che gli altri alpinisti rifuggivano. Fu, dunque, l’emblema incarnato di un rapporto conflittuale: quello fra società e politica da una parte e alpinismo e natura dall’altra. Ne parlano, a Lago Maggiore LetterAltura, insieme a Sabina Rossa e Fasanella, Reinhold Messner e lo storico Marco Cuaz.
Andrea Casalegno è giornalista del Sole24Ore.
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