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LE VETTE DELLA SCIENZA. LA NUOVA MAPPA DELL'UNIVERSO

a cura di Carlotta Bartolucci

Domenica, 29 Giugno 2014

LE VETTE DELLA SCIENZA. LA NUOVA MAPPA DELL'UNIVERSO Incontro con Marco Bersanelli


"Non smetteremo di esplorare e alla fine di tutto il nostro andare ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo una prima volta" diceva Thomas Elliot.

Ed è con questa frase che Marco Bersanelli decide di identificarsi: infatti nel suo incontro "Le vette della scienza" di sabato 28 giugno ha parlato dell'universo in modo umile e personale, come d'altronde personale é il suo approccio con esso.

Pur delineando una mappa e delle scale di grandezza molto efficaci per comprendere la geografia e le dimensioni dell'infinito cosmico, Bersanelli ha improntato il dibattito su un aspetto più culturale: lo studio dell'universo come scelta di vita, come modus cogitandi e come chiave di volta della realtà.

Tra i tanti stimoli offerti, tre punti specialmente sono stati quelli sui quali ha fondato le sue riflessioni. Ha sottolineato come noi, guardando le stelle, osserviamo immagini non emanate in quell'istante, bensì miliardi di anni fa. Questo, contando la velocità della luce e contando il tempo impiegato è indicatore di una distanza enorme delle stelle da noi: "Sono tutte lontane 11,12 miliardi di anni luce tra loro e altrettanti da noi, eppure ci sembrano vicinissime" fa notare Bersanelli.

Altro punto fondamentale è la dark energy, la scoperta e lo studio di quello strato nero che fa da sfondo alle stelle. Proprio grazie a Bersanelli, insieme ad altri scienziati, è stato avviato il "Planck Project", avviato nel 1992, che terminerà nel 2015: nello spazio é stato immesso un satellite in grado di creare un'attendibile foto del cosmo neonato, tramite la percezione dell'energia proveniente da questa “luce primordiale del fondo": "Stiamo parlando di realtà non di ipotesi, tramite questo strumento parliamo del puro reale! - ha sottolineato Bersanelli -: questo vuol dire che la totalità dell'universo è meno un'incognita. Tocca alle nuove generazioni scoprire parte del restante 95%".

Ma ciò che ci tiene di più a sottolineare è che "la grandezza di tutto quello che c'è di grande da scoprire è un allargamento dei nostri orizzonti. Auguro quindi di non abituarsi mai alla realtà e di continuare a scoprire e meravigliarsi delle cose".

"Chi ha raggiunto lo stadio del non meravigliarsi di nulla ha perso l'arte del riflettere e del ragionare" Max Planck

 

 
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