Festival

di letteratura di montagna, viaggio, avventura

 

Addio a Walter Nones

Il saluto dell'amico Roberto Mantovani

a cura di Roberto Mantovani - ore 21.50

Domenica, 3 Ottobre 2010

Addio a Walter Nones Walter Nones non c’è più, ha perso la vita sul Cho Oyu, in Himalaya. L’ho saputo tre ore fa. A informarmi è stata la telefonata di un collega giornalista di Trento. Poco dopo la notizia ha cominciato a dilagare su Internet e il telegiornale della sera ha confermato la scomparsa. Non riesco a darmi pace. Notizie del genere ne ho ricevute parecchie, in tanti anni di professione giornalistica. Ho cominciato nel 1979, e davanti agli occhi me ne sono passate di tutti i colori. Dicono che col tempo ci si fa una corazza. Io non ci sono mai riuscito. Anche perché spesso c’era di mezzo l’amicizia. E in questo caso, Walter ed io amici lo stavamo diventando davvero.
Lo avevo conosciuto subito dopo la vicenda del Nanga Parbat, nel 2008, quella che era costata la vita a un suo compagno di spedizione, Karl Unterkircher. Di Walter avevo apprezzato subito la semplicità, la pulizia morale, le sue posizioni etiche, la trasparenza. Era una persona che mi era piaciuta immediatamente. Una simpatia che in redazione era condivisa anche da Linda, Lorenzo e Simone, i miei colleghi di “Alp” e della “Rivista della Montagna”.
Oltre che in privato, avevo dialogato a lungo con Nones in alcune sue conferenze. L’ultima volta proprio a Letteraltura, il 25 giugno, un giorno di sole. Ci eravamo dati appuntamento al Chiostro, e per un paio d’ore era stato un continuo scambio di opinioni. Avevamo parlato della sua vita, della famiglia, dei bambini, dei suoi allenamenti. Walter mi aveva anche regalato una copia di “È la montagna che chiama”, il libro scritto da lui e da Simon Kehrer. Ci teneva che finisse nella mia biblioteca, e ci aveva aggiunto anche una bella dedica.
In sala quella volta non c’era tanta gente, probabilmente a causa della concomitanza con qualche altro evento della manifestazione. Ma il pubblico presente aveva seguito tutta la chiacchierata senza mai staccare gli occhi da Walter. Gli avevamo chiesto della sua vita, dei suoi progetti, dei suoi sogni, dell’esperienza del Nanga Parbat. Alla fine lui ci aveva anticipato timidamente il suo progetto del Cho Oyu.
A Verbania, quel giorno Nones sembrava ispirato. Lucidissimo, pronto alla battuta, parlava con gli occhi, con i gesti e con lo sguardo, oltre che con la bocca. Era in forma smagliante. Ispirava simpatia e tenerezza. A me era parso persino più maturo di quando lo avevo incontrato qualche mese prima. Una bella persona.
Ma al termine dell’incontro, il dialogo non si è affatto esaurito. Ci siamo spostati verso il centro di Intra con un gruppetto di amici. C’era anche Alessandro Gogna, anche lui colpito dai racconti di Walter. Più tardi sono arrivati Lorenzo, altri alpinisti, il presidente nazionale del Club Alpino.
Walter doveva rientrare ma non si decideva, c’era sempre qualcos’altro da raccontarsi. Al momento del commiato, un abbraccio, un “in bocca al lupo”, e un arrivederci in autunno. Invece abbiamo perso una persona preziosa e… Non riesco ad aggiungere altro, non ho più parole, sono molto addolorato, mi si chiude la gola.

Roberto Mantovani

 
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