Cercherò di spiegare in due minuti
la pienezza di un viaggio in bicicletta
anche se so che molti convenuti
optano già per chi non va di fretta.
Per fare un grande viaggio non occorre
saltar da paralleli a meridiani,
rinchiudersi in un’eburnea torre,
rincorrere dei miti americani
o soggiornare in isole minori,
mangiar coi bastoncini o con le dita,
andare alla ricerca di tesori
rincorrere un’emozione ardita.
Un grande viaggio non è un viaggio grande:
non è solo un problema di distanza,
si compie senza fare scorribande,
senza esibir alcuna stravaganza.
Le terre da scoprire sono ovunque
appena fuori casa se ti muovi
ma distinguerle non è da chiunque
il trucco è guardare con occhi nuovi.
Cos’è che spinge un uomo a non star quieto
a seguire i sussulti dell’istinto
vagando alla ricerca di un segreto
che si può trasformare in labirinto?
Inquieti sognatori vagabondi
cerchiamo di trovar solo noi stessi
tra le rughe d’asfalto di altri mondi
carpendo nuovi stimoli e interessi.
Ma chi te la fa fare ‘sta fatica?
- è questa la domanda più frequente -
io una risposta chiara non l’ho mica
tra quelle che mi affollano la mente.
So solo che viaggiando in umiltà
si cerca di capire e di imparare
a contatto delle varie civiltà
a viver meglio e a meglio tollerare.
Mi sento amico della bicicletta
ed è per me la mia più cara amica
per conquistare qualche nuova vetta
e conoscere attraverso la fatica.
Per questo è bello andare senza freni
privi di paraocchi o preconcetti
aprirsi al mondo liberi e sereni
senza dover pagare mai biglietti.
Rispetto al mondo che corre veloce
io scelgo di gran lunga la lentezza
preferendo di non alzar la voce
e di gustarmi appieno la bellezza
grazie alla prospettiva della sella
mi sento quindi il mondo tra le mani
e percepisco che la vita è bella
schiudendo il suo futuro nel domani.
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